Il Conservatorio
Il complesso architettonico del Conservatorio Carminello ad Arco fu fondato verso il 1680 ed è decisamente legato alla storia sociale dell’agro nocerino sarnese e ad una delle più significative figure della Napoli spagnola del tempo.
Si tratta del protomedico del Regno di Napoli, conte palatino, fondatore dell’Accademia dei “Discordanti” e docente di medicina presso l’Università di Napoli, dottore Carlo Antonio Pignataro, il quale, essendo di origini di uno dei casali di “Nocera dei Pagani”, volle destinare una parte del proprio patrimonio edile sito all’epoca in via Mandielli (ora via Metteotti), a conservatorio per giovani fanciulle povere ed orfane, con la guida spirituale affidata alle suore di madre Serafina di Dio.
Il conte Pignataro ebbe a beneficiare il Conservatorio, con il testamento del 15 ottobre 1691, di legati annuali da corrispondersi dal Sacro Monte dei Poveri di Napoli chiamato ad amministrare la sua eredità.
Alla iniziale donazione, poi, il conte Pignataro fece seguire, come atto di libera volontà e a proprie spese, la costruzione di una piccola chiesa, consacrata nel 1683, annessa alla struttura donata per le necessarie attività religiose legate alla morale conservazione delle fanciulle ospitate nel Conservatorio.
Il complesso architettonico del Carminello ad Arco è parte integrante di quel patrimonio presente nel Mezzogiorno d’Italia e collocabile nel più generale contesto della storia della Chiesa dell’Italia della Controriforma.
All’opera caritatevole svolta dal Conservatorio nell’ambito dei casali dell’agro nocerino sarnese, si associa il nome della serva di Dio “suor Serafina da Capri”, fondatrice in vari luoghi della Campania di complessi religiosi viventi sotto la “regola di Santa Teresa”, tra cui, in Pagani, del convento di clausura noto come “La Purità”, la quale partecipò come madrina della prima ristrutturazione del Conservatorio “Carminello ad Arco”, avvenuta nel 1682.
Il Conservatorio, in origine, aveva un carattere prevalentemente ecclesiastico così come lo aveva istituito il fondatore e così come erano regolate le opere pie durante il Regno di Napoli dei viceré del XVII secolo, con notevole ingerenza dei vescovi e degli ecclesiastici.
In seguito, subendo l’influenza delle riforme tese a laicizzare le opere pie e più in generale le attività di pubblica beneficenza nel Regno di Napoli, a partire dal Concordato del 1741 fra la Santa Sede e il re di Napoli che comunque garantiva il controllo sull’amministrazione delle opere pie da parte dei vescovi che facevano parte dei tribunali misti, passando per le riforme durante il periodo della dominazione francese che, nonostante le leggi di incamerazione dei beni ecclesiastici, istituirono in ogni provincia degli organi generali di beneficenza denominati consigli degli Ospizi dei quali facevano parte i vescovi, e per finire, arrivando alla riforma del periodo dell’Unità d’Italia che realizzò la completa laicizzazione delle attività di pubblica beneficenza attraverso l’istituzione delle congregazioni di carità, il Pio Istituto subì delle trasformazioni che lo snaturarono rispetto alla originaria volontà del fondatore.
In un primo momento, da conservatorio di povere orfane quale lo ideò e volle il Pignataro, si trasformò in accolta di monache portanti una dote e di poche converse a servizio del Conservatorio. (Estratto dal capo I art. 1 dello Statuto del Conservatorio del 1918 e s.m.i.)
Posteriormente, per salvarsi dalle leggi di soppressione degli enti di beneficenza, il Conservatorio assunse parvenza di istituto di educazione a favore di fanciulle civili interne ed a pagamento e a favore di fanciulle povere esterne con insegnamento gratuito, con amministratori nominati dal consiglio comunale, conservando un carattere prevalentemente ecclesiastico in base ad uno Statuto del 1878, purtroppo andato perso. (Estratto dal capo I art. 1 dello Statuto del Conservatorio del 1918 e s.m.i.)
Nei primi anni del Novecento, nel ventennio fascista, come tutti gli enti morali e le opere pie, il Conservatorio fu ulteriormente trasformato in istituzione pubblica di assistenza e beneficenza.
In conclusione, l’attuale Cda, salvando il Carminello ad Arco dall’estinzione, nel corso dell’anno 2008, ai sensi del D.lgs. n. 207/2001 e del D.P.C.M. 16/02/1990, facendo parte dell’elenco delle Ipab che venivano escluse dal trasferimento ai comuni perché svolgenti precipuamente attività inerenti la sfera educativo-religiosa (D.P.C.M. 23/12/1978), ha trasformato definitivamente il Conservatorio in “Fondazione Carminello ad Arco O.N.L.U.S.”, persona giuridica di diritto privato soggetta unicamente al controllo della Regione Campania.